Chi siamo

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in un unico Dio, Amen!”

La Chiesa ortodossa etiopica, chiamata Tewahedo cioè inseparabile, dell’unità, dai fedeli, è stata per quasi cinquecento anni unita alla Chiesa copta ortodossa e quindi soggetta al trono di San Marco. Gli etiopi sono la più grande comunità cristiana non calcedonese e con un numero di fedeli intorno ai settanta milioni, costituiscono circa la metà dei fedeli non calcedonesi e la metà della popolazione dell’Etiopia.

Nel 1959 la Chiesa ortodossa etiopica ha raggiunto la piena autocefalia e può quindi scegliere il proprio Patriarca, che ha sede ad Addis Abeba: il 28 febbraio 2013 è stato eletto all’incarico l’arcivescovo di Gerusalemme, con il titolo di Sua Santità Abuna Mathias, sesto Patriarca Ortodosso Tewahedo d’Etiopia.

Noi siamo la Chiesa Ortodosa Etiopica Tewahedo di Parma!

La chiesa ortodossa etiopica Tewahedo affonda le sue radici nell’antichità. La chiesa ortodossa Tewahedo etiopica ha amalgamato l’Antico Testamento con il Nuovo Testamento ricercando equilibrio e perfezione così da evitare controversie.

L’Etiopia è considerata un’isola cristiana in un territorio immenso come quello africano. Si contano circa 35.000 chiese, 135.000 sacerdoti, più di mille monasteri e moltissimi intellettuali per non parlare dei fedeli che aderiscono alla religione ortodossa Tewahedo che sono tantissimi.

Questi numeri così impressionanti non hanno impedito al paese di far convivere pacificamente la religione ortodossa con le altre religioni diventando così un paese multireligioso.

Cenni storici

La Chiesa ortodossa etiopica Tewahedo

Secondo la leggenda, la regina di Saba ebbe un figlio da Salomone, Menelik I, che recatosi in visita dal padre, ritornò in patria portando con sé l’arca dell’alleanza, le tavole della Legge di Mosè, 15000 intellettuali, venti dei suoi ministri e copia dei libri dell’Antico Testamento. Gli etiopi si sarebbero così convertiti all’ebraismo, preparando il terreno al cristianesimo che sarebbe entrato in Etiopia per opera del ministro della regina Makeda che era stato battezzato dal diacono Filippo nel 34 A.D.. Lo storico Rufino di Aquileia (345-410) racconta che due giovani schiavi siriani, Frumenzio ed Edesio, vissuti all’inizio del IV secolo, riuscirono a conquistarsi la fiducia del re d’Etiopia. Frumenzio, nominato primo ministro, si recò ad Alessandria di Egitto per chiedere al patriarca Atanasio che si prendesse cura dei cristiani etiopi e questi consacrò come vescovo lo stesso Frumenzio, venerato in seguito come abba Salama. Con Frumezio comincia il Nuovo Testamento. Alcune iscrizioni risalenti al IV secolo attestano che il re di Axum, Ezana, si convertì al cristianesimo che da allora divenne religione di stato. Nel corso del V secolo e del VI secolo, i nove santi che esigliati in Etiopia sfuggirono al massacro di tutti quelli che negavano il dualismo carne e spirito da parte del re romano, si dedicarono all’evangelizzazione del paese e alla traduzione delle Scritture e delle opere patristiche nella lingua locale, il ge‘ez, appartenente al ceppo semitico. Dopo la caduta del regno di Axum, la Chiesa etiopica conobbe un’epoca di splendore sotto il re Lalibela (regnò dal 1190 al 1225 ca.) cui è attribuita la costruzione delle 23 chiese monolitiche della città che ancora oggi porta il suo nome. Dal 1270, sotto la nuova dinastia, il cristianesimo si diffuse anche nel sud del paese. Dopo il 1626 la Chiesa fu dolorosamente lacerata; il negus Susenyos giurò obbedienza al vescovo di Roma dopo essere stato convertito dal patriarca cattolico, lo spagnolo Alfonso. Tutto questo per ottenere aiuti militari sottoforma di armi e vettovagliamento. Negli anni successivi ne scaturì una ribellione durante la quale persero la vita, in un solo giorno, 9000 fedeli ortodossi e che indusse il nuovo negus a rimettere in vigore gli antichi riti e i missionari latini furono espulsi dall’Etiopia dopo che avevano cercato di attuare una vasta latinizzazione dell’intera area. E così per duecento anni l’Etiopia restò isolata dall’Occidente. Durante la famigerata era dei giudici tra il 1769 e il 1856 si diffuse l’Islam e i seguaci di Alfonso insegnarono la Dualità. Nel 451 a.C. Papa Leone divise l’unica chiesa degli Apostoli in Ortodossi e cioè in quelli che avevano negato il Dualismo e la Chiesa Cattolica che invece l’avevano abbracciato. Ecco perché la chiesa Ortodossa ha scelto Tewahedo cioè inseparabile. Quando l’impero fu restaurato nel 1856, da Tewodros II (1856-1858), l’Etiopia conobbe un periodo di cambiamenti e modernizzazione grazie al negus Hailé Selassié (1930-1974), il cui regno fu però funestato dall’occupazione italiana. L’occupazione italiana ha lasciato ricordi dolorosi come l’uccisione di due vescovi e 1600 monaci e pellegrini del monastero di Debra Libanos in rappresaglia per l’attentato al viceré Rodolfo Graziani. In quegli stessi anni, si acuirono anche le tensioni con la Chiesa copta egiziana. Nel 1929, al momento dell’elezione di Cirillo III, scelto, secondo la plurisecolare tradizione, tra i monaci egiziani, la Chiesa etiopica ortodossa Tewahedo aveva ottenuto l’ordinazione episcopale di cinque suoi monaci, i primi etiopi a ricevere l’ordinazione episcopale e, nel 1936, elesse patriarca uno di questi vescovi, Abreha che consacrò altri tre vescovi etiopi. Il patriarca copto rispose a questo gesto con la scomunica contro Abreha, i vescovi da lui ordinati e quanti avessero riconosciuto la loro autorità. Le tensioni terminarono nel 1959 quando il patriarca di Alessandria, Cirillo VI, elesse il vescovo etiope Basilios alla dignità di primo patriarca di Etiopia. Destituito l’imperatore Hailé Selassié nel 1974 dal Consiglio militare amministrativo provvisorio (Derg) presieduto dal colonnello Menghistu, l’allora patriarca Tewophilos fu a sua volta destituito, arrestato e quindi ucciso in carcere; altri cinque arcivescovi, tra i quali l’abuna Pawlos – che diventerà patriarca nel 1992 – rimasero in prigione sette anni senza subire un regolare processo. Nel 1976 il governo nominò un nuovo patriarca mentre il patriarca precedente era ancora in vita; il patriarca copto egiziano Shenuda III si rifiutò di riconoscerlo. Con la caduta del Derg, il patriarca Marqorewos (1988-1991), nominato dal governo, si dimise e si rifugiò in Kenya. Abuna Pawlos, eletto patriarca nel 1992, resterà in carica fino alla sua morte nel 2012. L’attuale patriarca della Chiesa ortodossa etiopica Tewahedo, con sede ad Addis Abeba, è abuna Mathias (eletto il 28 febbario 2013). Durante i secoli in cui la Chiesa etiopica dipendeva canonicamente da quella copta, accanto alla figura del metropolita, autorità suprema appunto inviata dall’Egitto, vi era quella dell’ecciaghé, capo di tutti i monasteri maschili e femminili, scelto tra i monaci etiopi. Per diventare monaco un diacono può scegliere tra il diventare monaco e quindi seguire la via della castità oppure diventare prete e quindi avere la possibilità di sposarsi. Tale funzione, ricoperta inizialmente dal responsabile del monastero di Stephanos, passò dopo il 1445 a quello di Debra Libanos. Oggi, il patriarca porta anche il titolo di arcivescovo di Axum e di ecciaghé. Il Santo Sinodo, composto dal patriarca e da tutti i vescovi, si riunisce varie volte all’anno. Un sinodo permanente di cui fanno parte, oltre al patriarca, il segretario generale e tre vescovi, affronta le questioni più urgenti. Per questo motivo il santo sinodo non è mai rappresentato da un’unica tribù.

1956
Autocefalia
35.000
Chiese
135.000
Sacerdoti
Chiesa Ortodossa etiopica cenni storici
Chiesa Ortodossa etiopica
Chiesa Ortodossa etiopica cartina geografica etiopia.
  • Chiesa ortodossa in Etiopia
  • Chiesa Ortodossa etiopica fedeli a messa
  • Chiesa ortodossa etiopica paesaggio

Dove siamo nel mondo

Il territorio tradizionale della Chiesa Ortodosa Etiopica Tewahedo corrisponde all’attuale Repubblica etiopica. La Chiesa eritrea, resasi indipendente con la creazione del nuovo stato, ha un proprio patriarca e un proprio santo sinodo. La grande maggioranza dei cristiani della Chiesa ortodossa Tewahedo si trova in Etiopia. Alcune comunità negli Stati Uniti e in Canada raggruppano qualche milione di fedeli. Vi sono inoltre altre comunità a Gerusalemme, in Sudan, a Gibuti, in Kenya, nei Caraibi, in Australia, in Inghilterra, Germania, Norvegia, Svezia e Italia. Le stime dei cristiani etiopi variano molto: dai 20 ai 50 milioni. La Chiesa ortodossa Tewahedo eritrea invece ha circa 2 milioni di fedeli. La Chiesa ortodosa etiopica Tewahedo ha partecipato all’istituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese e ne è tuttora membro al pari della Chiesa ortodossa eritrea.


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